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"STAI ATTENTO"...DICEVA LA MAMMA
di Wolfgang Fasser
Questa frase era una delle più tipiche della mia mamma, sentita fin dagli anni dell'infanzia e poi anche in gioventù. Vivendo in montagna, nel fascino della natura che invitava a qualsiasi tipo di avventura, non mancavano certo le occasioni per dirlo. Prima di partire la mia mamma - anche lei appassionata alpinista e amante della natura - non mi augurava mai un bel soggiorno su, nei rifugi, una bella camminata, una bella sciata o buona fortuna per trovare i cristalli, o successo nell'arrampicare le pareti della montagna che dominava sul paese; mi accompagnava e mi salutava sempre con la sua solita frase: "stai attento". Lo diceva con una voce che conteneva tanto: apprezzamento per l'impresa e interesse gioioso per la mia passione, per la natura e la creazione.

Avvertivo la sua compartecipazione anche per quelle esperienze inesprimibili, per esempio quella particolare sensazione di 'trovarmi completamente' nel cammino in montagna. La mia voglia di arrampicare le rocce, attraversare i ghiacciai e scendere nelle crepe fredde per lasciarmi affascinare dal rumore degli spostamenti della neve eterna e dal loro colore turchese, era troppo forte, evidente e incontenibile, così la mamma mi regalò una lunga corda, una corda da veri alpinisti. Che gioia: 40 metri! Mi regalò anche un casco per proteggermi dai sassi che cadevano dalle rocce. Così ero davvero attrezzato e potevo partecipare alle uscite insieme ai compagni di montagna. Tornando al saluto della mia mamma posso dire che nel modo in cui lo diceva, non risuonava la sua disapprovazione o il pensare che le mie imprese fossero impossibili, troppo esagerate o peggio di assurda intenzione. "Stai attento" era più un invito, un darmi ciò di cui avevo bisogno in quei momenti così particolari. La melodia di questa frase accompagnatrice mi suona ancora oggi nel cuore. La mia mamma ha condiviso il mio coraggio permettendomi queste esperienze pur essendo consapevole della mia difficoltà visiva e la sua progressione incerta. Così "stai attento" era un invito a stare sveglio e presente. 4
Incontrando i piccoli ed grandi maestri di vita lungo il mio cammino mi sono reso conto davvero che stare attento è una chiave per la vita e la mia vitalità.. Attento a cosa accade intorno a me nel piccolo e nel grande, nel tempuscolo e in prospettiva. Stare attento come apertura a tutto quello che è intorno, a quel tutto in più che mi circonda. Una attenzione senza tensione concentrativa. Un'apertura, un essere libero a lasciarsi toccare dalla vita. Inoltre scoprivo che c'è la stessa attenzione e apertura verso la vita interiore: i pensieri, le sensazioni, le emozioni, le fantasie, le immagini e i sogni.

L'attenzione mi fa scoprire desideri di creare e realizzare, relazionarmi e incontrarmi e attraverso la medesima attenzione incontro anche la mia ombra, forse la parte più nascosta di me. In più esiste un equilibrio fra l'apertura verso me stesso e verso gli altri. In questo momento della mia vita vorrei essere sveglio e mi dedico ad esserlo. Sveglio e attento nel percepire e ascoltare il richiamo della stagione che sto vivendo, cosa mi circonda e cosa accade in me. Tutto come invito a vivere e riconoscere la mia vitalità.

L'aspetto analitico riguarda la comprensione, ma non è primario, è solo la conseguenza, un frammento dell'insieme, una parte del Tutto: l'uno. Cosa mi ha detto la mamma qualche giorno fa al telefono? "Io e il tuo babbo siamo così contenti che tu abbia una vita ricca e interessante e tu la sappia apprezzare; stai attento a viverla in pieno, è così preziosa". Ma non sono mica sempre sveglio e attento! Di sicuro no. Allora cosa succede in quei momenti? La risposta arriva immediata senza doverla cercare: non vedendo inciampo certamente su qualcosa, o batto o picchio la testa ad un angolo sporgente.

Il mio caro cane guida Dusty rallenta il suo passo, gira la testa verso di me e mi guarda. "Allora cosa stai facendo? non mi segui in modo rilassato, non ti sento sciolto e attento come sempre; sei rigido e lento, come mai? Non mi piace camminare così, svegliati!" Con pochi gesti e senza una parola mi dice così.

"Grazie Dusty per ricordarmelo".

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