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Aprirsi alla coscienza universale
di Wolfgang Fasser
"La coscienza non è dentro di me, sono io a esserne parte". Dal suo osservatorio speciale, quello di non vedente, il nostro Wolfgang ci invita a guardare gli immensi spazi di consapevolezza che si aprono davanti a noi. Quando accogliamo, con fiducia, la vita

Una amica mi invita a sistemare una aiuola nel suo giardino. Mi piace la sua proposta e di buon mattino mi metto al lavoro. La terra è dura, non lavorata da anni; inizio a smuoverla col piccone. Poi mi chino e comincio a togliere i sassi. Sento che ora la terra si fa più morbida e comincia a sbriciolarsi tra le mani. Ed è buffo, ma mentre lavoro ho come la sensazione che ci sia una serpe lì, accanto a me. Nessun indizio concreto, solo l'intuizione di una presenza.
Non sono preoccupato né angosciato. E' troppo bello godere del contatto con la terra smossa, e sentirla farsi calda ora che accoglie i raggi del sole. Troppo bello star lì, inginocchiato, con le mani immerse fino ai polsi, a sentire quel profumo di natura risvegliata.
Il mio lavoro finisce, la mia amica si avvicina. Mi propone di passare col suo rastrello per pareggiare la terra e tirar via gli ultimi sassi. Le faccio spazio.
D'un tratto la sento sobbalzare: "Accidenti! Una vipera".
Tra le dita del rastrello il rettile sguscia via.

Ha detto Tichnathan "Vivere fortemente l'ora presente è la miglior preparazione al futuro".
La consapevolezza è questo immergersi nella profondità del presente, è questo mettere le mani a contatto diretto con la concretezza della vita. Ci si sente consapevoli quando si è così immersi nel fluire delle cose, quando muoviamo armoniosamente la nostra esistenza, cosiccome io facevo con quelle zolle. In quel momento mi sentivo così assorto nella mia attività, ero così in sintonia con l'ambiente circostante che la vipera, pur essendo accanto a me, non si è mossa. Non si sentiva minacciata, per questo né scappava né mi attaccava.
Spesso il ruolo della vipera lo svolgono le nostre paure. La paura che ci accada qualcosa, la paura di pericoli reali, come questo, o anche solo virtuali ci serve per inibire la nostra vita, per limitarla, impedendole un contatto consapevole col reale.
In primavera, mentre sistemavo quel giardino, c'è sempre la possibilità che una vipera possa transitare, e quella possibilità non va esclusa, ma quante volte di fronte a un pericolo, spesso solo ipotetico, noi rinunciamo a vivere esperienze importanti, quante volte ci autolimitiamo prima ancora di muoverci?

In tutto questo è decisivo il ruolo, spesso esclusivo, che attribuiamo alla nostra ragione. E invece occorre saper andare oltre, e affidarsi anche a una comprensione emotiva, spirituale, corporea di ciò che ci accade.
La coscienza non ha casa solo nel mio cervello, la coscienza non è solo dentro di me, al contrario sono io a essere dentro la coscienza, una coscienza globale, universale. Per questo con la mia razionalità io so spiegare solo una piccola parte, un piccolo frammento di ciò che mi succede. Ma ci sono tante altre sfere in cui sono immerso: sono le sfere dell'istinto, della percezione, dell'intuizione, dell'emozione. E la mia coscienza deve aprirsi anche a questi spazi.
In America, durante un periodo di studi, ho conosciuto un anziano filosofo, Houston Smith. Diceva sempre che noi siamo 'prigionieri della mente dell'Occidente post moderno'. Ed è vero. Per quanto ricca e fertile la nostra mente diventa comunque una gabbia se mi impedisce il contatto con le altre sfere della consapevolezza.
Quale tipo di conoscenza mi permetteva di 'sentire' la presenza di quella vipera anche se non potevo vederla? Quante volte abbiamo fiutato una decisione che contravveniva a un ragionamento logico per poi scoprire che era davvero quella giusta? Spesso ho sentito inquietudini crescere dentro di me senza che ci fosse una ragione, ma è stato seguendole che ho compiuto alcuni dei passi più preziosi della mia vita.
Per questo dobbiamo aprirci, accogliere ciò che la vita ci offre anche quando parla un linguaggio diverso, il linguaggio dei sogni come quello delle percezioni, il linguaggio delle emozioni come quello dell'istinto.
Quando il nostro 'io' si rende permeabile a tutte queste dimensioni ci permette esperienze inconsuete, bellissime, come il mio incontro con la vipera.
E' la fiducia nella vita l'alimento della nostra consapevolezza.

                                                                                                (testo raccolto da Massimo Orlandi)

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