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Le pietre di fuoco (di Wolfgang Fasser)
di W. Fasser e M. Orlandi
Sono grandi caramelle colorate, che vengono lanciate come segno di gioia alla fine di ogni matrimonio in Svizzera. La loro ricerca è anche la prima occasione in cui un bambino di allora, uomo oggi, si accorge che la sua vista non è uguale a quella degli altri bambini, che potrà trovare le sue pietre di fuoco solo con un cammino diverso, più lento, più attento ai particolari, più essenziale.
Il nostro Wolfgang Fasser, fisioterapista, musicoterapeuta, non vedente a causa di una malattia da quando aveva 20 anni, ci permette di conoscere questa storia tratta dalla sua vita. Ne sta raccogliendo altre che, come sassi di Pollicino, costruiranno un cammino che per noi diventerà un libro in uscita nei prossimi mesi.

Suonano a festa le campane nella chiesa del mio paese. È il segnale. La cerimonia del matrimonio sta finendo e gli sposi stanno per uscire. Con gli altri bambini arriviamo a frotte davanti alla chiesa. Non conosciamo nessuno, ma che importa? Ci interessa quello che avverrà tra poco: sposi e invitati usciranno di chiesa, saliranno sulle loro macchine e da lì ci lanceranno manciate di caramelle.
È una nostra tradizione, come il vostro riso, le caramelle sono la scia di dolcezza che gli sposi lasciano per condividere il loro primo cammino insieme.
Sono caramelle grandi, colorate di rosso acceso, di verde, di giallo. Le chiamiamo pietre di fuoco. Buonissime. A pensarci già ne sentiamo il sapore.
Ed ecco, le macchine si mettono in movimento, il festoso corteo parte: è ora, i finestrini si abbassano, spuntano fuori mani cariche di pietre di fuoco.
Corriamo, corriamo forte, è una gara tra noi bambini raccoglierle appena cadono in terra, farne bottino, dimostrare di essere i più veloci. Ci provo anch'io.
Ma i miei occhi non mi danno retta. Il mio campo visivo è troppo stretto per individuare la traiettoria delle caramelle. Mi devo muovere con lentezza, quando arrivo gli altri bambini si sono già presi tutto. Le mie tasche restano vuote.
"Non vedo, non vedo come gli altri". Per la prima volta percepisco con chiarezza che la mia vita sarà diversa, diversa da quella dei miei compagni. È un momento duro, durissimo, per me. Eppure non sono triste. È difficile spiegarlo: mi sento come toccato da Dio, con dolcezza. Vivo sulla mia pelle l'esperienza di una fiducia profonda e consapevole verso un ordine più grande di me. In quell'ordine c'è spazio anche per la mia diversità.
"Va bene così", mi dico mentre vedo gli altri bambini che sciamano festosi verso casa portando i loro colorati trofei di zucchero. Io non ho fretta. Mi muovo lentamente, ora che sono solo posso guardarmi intorno con calma, soffermarmi sui particolari.
Sono di nuovo davanti alla chiesa, in uno spazio verde abbracciato da alcuni ippocastani. Cammino tra le foglie, le smuovo delicatamente, ed ecco, d'un tratto, la sorpresa: ma sì, sono loro, una rossa, una verde, una blu. Tre pietre colorate. Nessuno aveva guardato lì sotto: quelle pietre di fuoco erano nascoste per gli altri, ma non per me.
Le ho tenute in casa molto tempo. Contenevano un messaggio troppo prezioso: mi ricordavano che la mia diversità non era un'esperienza solo negativa. Anche la mia vita avrebbe avuto lo stesso una sua ricchezza, un suo significato. In posti nascosti, all'ombra, come sotto a quelle foglie, avrei trovato altre pietre colorate.

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