di P. Caneva

La terapia con le note funziona soprattutto per i disturbi della mente. Ma non solo….

L’uomo ha sempre cercato nella musica uno strumento terapeutico.

La musicoterapia trae spunto proprio da questo principio: produrre effetti benefici per la salute grazie ai suoni.

E’ un’attività “corporeo-sonoro-musicale” che, sviluppando una reazione non verbale tra il terapeuta e la persona, favorisce l’espressione e l’integrazione fisica, psicologica ed emotiva. Questa disciplina si rivolge principalmente:

  • A tutti i bambini (sia sani sia malati);
  • Ai ragazzi affetti da handicap psico-fisici;
  • Alle persone adulte che soffrono di depressione, che sono colpite da momentanei dolori fisici (come per esempio quelli del parto o quelli conseguenti ad un intervento chirurgico) oppure che vivono particolari momenti di stress.

DISCIPLINA SCIENTIFICA

I primi cenni di utilizzo della musica per curare disturbi fisici e mentali si trovano nei papiri egizi, ma anche nella Bibbia.

Nonostante l’umanità abbia da sempre espresso riti sociali e religiosi attraverso ritmi, suoni, canti e danze, la musicoterapia nasce soltanto nel ventesimo secolo ed è diventata una vera e propria disciplina appena 50 anni fa.

QUATTRO TEORIE

Ecco quali sono le 4 teorie che sono in grado di dimostrare l’utilità teurapeutica della musica:

  • La teoria della comunicazione, che consiste nell’utilizzare, come forma di espressione, le note musicali al posto delle parole. E’, dunque, un linguaggio più spontaneo rispetto a quello verbale;
  • La teoria dell’emotività, che utilizza gli strumenti musicali per coinvolgere la persona soprattutto a livello emotivo;
  • La teoria del piacere, che considera la musica una fonte di appagamento con cui superare gli stati di tensione. Questo vale sia per chi suona sia per chi preferisce solo ascoltare.

ATTIVA…

Le emozioni, infatti, si manifestano anche attraverso l’intonazione della voce e la musicoterapia altro non è se non l’arte di saperle cogliere e trasformarle in energia positiva. E’ necessario, però, fare alcune distinzioni.

Si parla, infatti, di musicoterapia “attiva” quando si vuole “fare musica” utilizzando:

  • Gli strumenti (all’occorrenza possono diventarlo anche oggetti di uso comune),
  • La voce,
  • Il corpo, battendo le mani e i piedi e muovendo a ritmo di musica.

Si tratta della forma di musicoterapia più diffusa, in cui già il modo di comportarsi e di reagire della persona di fronte allo strumento fornisce al terapeuta indicazioni utili sulle caratteristiche fisiche e psicologiche di cui si rivolge a lui. Chi ha seri problemi psichici e fa fatica a comunicare con gli altri (come per esempio il bambino autistico), può far emergere, attraverso le note, emozioni e sensazioni che, diversamente, sarebbero indecifrabili.

……E PASSIVA

Si parla, invece, di musicoterapia “passiva” quando le armonie vengono ascoltate ma non praticate direttamente dalla persona.

La terapia consiste nell’esporsi, singolarmente oppure in gruppo, agli stimoli e, dunque, anche agli effetti della musica, che possono essere:

  • Tonici,
  • Rilassanti,
  • Stimolanti.

Anche nell’approccio passivo alla musica si ha un forte coinvolgimento emotivo e l’ascolto musicale serve per:

  • Lasciarsi andare alle fantasie e ai ricordi,
  • Imparare a descriverli,
  • Interpretare con il corpo le impressioni ricevute.

QUALI AUTORI

Se, per esempio, il rumore delle cascate, dei ruscelli o dei grilli nel bosco ha un effetto calmante, il rock o i ritmi tribali possono risultare, invece, eccitanti. Ecco, pertanto, quali strumenti e quali autori sono in grado di apportare reali benefici.

CLASSICA O ROCK

La musica classica produce numerose sensazioni positive. In particolare, Mozart stimola la capacità di compiere operazioni astratte e sollecita l’intelligenza. Per questo si parla di “effetto Mozart” (vedere il riquadro a destra).

Anche la musica gregoriana e degli autori classici, come Debussy, Beethoven, Chopin, ha un potere antidepressivo e favorisce l’introspezione.

Il rock, invece, è molto frenetico ed estremamente ritmico. Per questo può aiutare a scaricare la tensione accumulata, ma può anche frastornare, confondere o disorientare, specialmente le persone più sensibili.

LEGGERA O NEW AGE?

La musica leggera, di solito, si ascolta quando si guida o a casa quando si studia.

I suoni che produce, infatti, sono adatti sia per concentrarsi sia per mantenere la calma anche in situazioni di stress, di ansia o di disagio.

La New Age, invece, riproduce i suoni naturali e permette alla persona di immergersi in un contesto diverso rispetto a quello quotidiano.

Il fruscio del vento, il canto degli uccelli o il gorgoglio di un ruscello, infatti, garantiscono uno stato di quiete fisica e psichica, permettendo, così, il rilassamento e la meditazione.

Queste tipologie musicali valgono soprattutto per la musicoterapia passiva.

VIA LO STRESS

E’ stato scientificamente provato che l’ascolto della musica sollecita reazioni a livello:

  • Fisico,
  • Psichico.

In particolare, è in grado di alleviare la tensione e lo stress e di ridurre la quantità di idrocortisone٭, l’ormone che ne è responsabile.

Alcuni esperti sostengono che alcune musiche sono efficaci:

  • Per la produzione di endorfine٭, una sorta di antidolorifico naturali;
  • Contro l’ansia, perché sono in grado di regolare il numero dei battiti del cuore e di ridurre la pressione arteriosa.

PER I BAMBI

I suoni hanno una grande capacità di attirare l’attenzione dei più piccoli e, per questo motivo, si sono rivelati utili per:

  • Accrescere le capacità cognitive: il bambino impara a distinguere i ritmi diversi, potenziando, così, la memoria;
  • Aumentare l’abilità motoria: il bambino impara a coordinare i movimenti e a sentirsi sicuro quando è in compagnia degli altri;
  • Potenziare l’immaginazione: i piccoli vengono sollecitati a esprimersi liberamente durante e dopo l’ascolto e a far sviluppare la fantasia.
  • La psicoterapia funziona anche in fase prenatale. E’ stato provato che, fin da quando è nel pancione della mamma, il bimbo riesce a percepire i suoni che provengono dall’esterno.
  • In alcuni ospedali, infatti, per favorire il benessere del nascituro, le future mamme vengono sottoposte a sedute di musicoterapia.

LA SEDUTA

Gli incontri con il musicoterapeuta variano in base alla formazione dello specialista e alle caratteristiche della persona, cioè a seconda che si tratti di casi seri (come la schizofrenia) o di situazioni semplici.

Ecco quali sono le varie fasi:

  • Il riscaldamento: le persone si passano tra di loro uno strumento, per esempio il tamburello, che ciascuno dovrà suonare, scegliendo un ritmo ora veloce ora lento. Si può anche scegliere di non farlo suonare affatto: in tal caso, il musicoteraupeta dovrà adottare un tipo di approccio diverso;
  • La ripetizione: consiste nel ripetere le note semplici che il musicoteraupeta ha appena suonato, ma non è importante riuscirci subito;
  • Il suonare per gli altri: si chiede a qualcuno di suonare, a qualcun altro di commentare e ad altri ancora di esprimere le proprie emozioni (di entusiasmo, di nota, di interessamento o di fastidio);
  • In gruppi più piccoli: ciascuno individua un’immagine del presente o del passato e prova a tradurla in suono;
  • Il rilassamento: si torna alla componente passiva in cui non si fa più musica, bensì la si ascolta;
  • Il silenzio: consiste nell’imparare ad ascoltare il silenzio (questa fase, di solito, dura circa un minuto.

I TEMPI

Ogni lezione dura al massimo un’ora e mezza e la cadenza è settimanale. In particolare:

  • Nelle strutture ospedaliere esistono programmi semestrali studiati appositamente da un équipe di specialisti per ospiti dei reparti;
  • Nelle associazioni culturali private i corsi di musicoterapia hanno durata più breve.

Nel primo caso, i costi sono affrontati dalla struttura; nel secondo, variano da associazione ad associazione.

ANCHE A CASA

E’ possibile fare musicoterapia anche rimanendo a casa propria. E’ sufficiente dedicare un po’ di tempo alla musica e imparare a cogliere le sfumature del brano.

Ecco qualche suggerimento:

  • Evitare l’ascolto in cuffia: meglio non estraniarsi, ma scegliere un luogo silenzioso della casa;
  • Creare “atmosfera”: sedersi comodi, accendere le candele, profumare l’ambiente; tutto ciò allenterà la tensione e coinvolgerà i 5 sensi;
  • Lasciarsi andare ai movimenti spontanei del corpo;
  • Liberare la propria voce.

٭ PICCOLO DIZIONARIO MEDICO

Autismo: disturbo psichiatrico caratterizzato da difficoltà nello sviluppo del linguaggio e nella comunicazione con gli altri.

Endorfine: sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di proprietà antidolorifiche simili a quelli degli oppiacei.

Idrocortisone: ormone steroide, rilasciato dalla corteccia surrenale, essenziale per il metabolismo dei carboidrati e per la reazione allo stress.

Letargia: stato di inattività e di mancanza di reattività che si avvicina all’incoscienza; può essere provocato da una malattia o dall’ipnosi ed è anche un sintomo di alcune forme di avvelenamento o di disfunzioni del metabolismo.

Morbo di Parkinson: malattia che colpisce i gangli della base del cervello, caratterizzata da tremore, rigidità e limitazione dei movimenti.

Morbo di Alzheimer: è una specie di demenza progressiva associata a una degenerazione cerebrale diffusa.

Schizofrenia: malattia mentale caratterizzata dalla alterazione del processo del pensiero, del contatto con la realtà e della reattività emotiva.

Sclerosi multipla: malattia del sistema nervoso che comporta un danno delle guaine di mielina che avvolgono i nervi cerebrali e quelli spinali.

pastedGraphic.png