Appunti per l’attività musicoterapica quotidiana con i bambini (*)

di Wolfgang Fasser

In qualità di musicoterapisti accompagniamo i bambini spesso per periodi di tempo abbastanza lunghi. Il nostro rapporto, elemento significativo del nostro salutare stare insieme, va oltre l’aspetto professionale. Incontriamo i bambini anche come persone, come uomini, siamo testimoni della loro crescita. La nostra prospettiva è orientata alle esigenze del bambino; il clima relazionale e le regole di base della crescita costruiscono uno spazio nel quale crescita e cura possono coesistere e accadere.

Che cosa significa, per noi musicoterapisti, questo concetto di base? Di quali capacità e disposizioni abbiamo bisogno per andare in questa direzione? Come si manifesta, tradotto nel quotidiano, questo setting mentale?

Nel seguito descrivo, in modo coinciso, gli aspetti centrali di questa tematica. Si tratta di risultati attuali formulati attraverso la pluriennale esperienza di terapeuti attivi nel settore della terapia infantile. Dovrebbero servire a sollevare domande, riflessioni e conferme.

 

  1. Una visione di vita adeguata alle esigenze dei bambini

“I bambini sono bambini e non dei piccoli adulti”, secondo un teorema ben radicato. Questa realtà è facilmente comprensibile; senza volerlo la dimentichiamo oppure, sotto la spinta di molteplici fattori, spesso non ci sentiamo in grado di rispettarla nel quotidiano. Nella società odierna il bambino, i suoi bisogni e i suoi diritti, assumono un posto di rilievo positivo (Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia del 20/11/1989; la legge n.285/1997, etc.). E’ da ciò che sono emersi dei processi che consentono a noi “grandi” di indagare su una visione di vita ormai centrata sugli adulti e di descrivere nuove visioni. E’ così che oggi noi formuliamo risposte a domande come:

Che cos’è una visione di vita incentrata sul bambino? Di quali disposizioni e capacità abbiamo bisogno noi adulti per capovolgere questa visione adulto centrata in una bambino centrata?

“… La costruzione di una cultura dell’infanzia passa attraverso il cambiamento dell’adulto nella direzione della crescita di una sua capacità di attenzione e di risposta ai bisogni dei minori e richiede una capacità do coinvolgimento a tutti i livelli:

  • capacità di rispetto ed elaborazione dei propri sentimenti e della propria vita emotiva
  • rapporto con la propria storia e la propria infanzia
  • consapevolezza delle dinamiche relazionali
  • sviluppo congiunto di competenze emotive e relazionali con competenze tecnico-professionali

Gli adulti, per tutelare il loro equilibrio, mettono in gioco molteplici difese:

  • a livello istituzionale, attivando meccanismi burocratici che si frappongono ai bisogni di cura, educazione, protezione dei bambini con un contrasto tra l’immagine che i servizi danno di sé e le prassi seguite
  • a livello della comunità, utilizzando le gerarchie generazionali per definire il potere
  • a livello personale, rispetto ai precari equilibri raggiunti, utilizzando sistemi di controllo e svalutazione dei bambini

Tra gli elementi critici che emergono nella promozione dell’essere protagonisti dei bambini vi è una loro “equiparazione” agli adulti, nel senso di adultizzare i bambini (nei consumi, nelle mode, nel linguaggio) e di infantilizzare gli adulti. Una scorciatoia, tentata anche empiricamente da una generazione di genitori, è stata quella di cambiare il rapporto tra adulti e bambini considerandoli tutti uguali, costruendo così un “imbroglio”, con la delega ai bambini delle responsabilità che toccherebbero agli adulti. Per essere bambini è necessario che ci siano gli adulti. E il dialogo tra differenti generazioni è una sfida”.

(Stefano Ricci, a cura di, “Il calamaio e l’arcobaleno”, Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia, 2000).

Abbiamo a disposizione diversi metodi per acquisire queste capacità e per confrontarci con diversi colleghi. Oggi spesso i musicoterapisti utilizzano a tal scopo i seguenti metodi: auto esperienza musicoterapica di gruppo, la musicoterapia didattica di gruppo, la supervisione professionale centrata sul lavoro effettuato e il musicoterapista stesso, l’intervisione e, più semplicemente, il colloquio personale aperto con un collega interessato.

L’auto esperienza musicoterapica in sedute individuali regolari, fatta in un arco di tempo da 1 a 2 anni, costituisce un efficiente strumento. Questo processo della musicoterapia didattica, quasi simile all’analisi formativa degli psicoanalisti, serve prima di tutto a noi stessi a prendere consapevolezza della sfera diadica, in altre parole a vivere in prima persona la musicoterapia individuale. Questa esperienza risulta particolarmente importante poiché noi, nella musicoterapia ad orientamento terapico-riabilitativo, accompagniamo soprattutto i bambini nelle situazioni individuali. Questo tipo di formazione professionale e soprattutto personale è ancora poco diffuso e c’è da augurarsi che il suo valore vada riconosciuto.

  1. Il clima relazionale educativo di base

Chiari confini riconoscibili, trasparenti e permeabili sono di grande aiuto in qualsiasi relazione, come pure poche ma stabili regole che producono dei punti di appiglio rassicuranti e aprono spazi di libertà. Possiamo chiederci: quali sono i pilastri base dell’ambito relazionale e di quello educativo che noi immettiamo nel nostro setting musicoterapico? Quali sono gli “universali” che nonostante la considerazione dei fattori socio-culturali continuano a sussistere?

Carl Rogers, nel suo principio umanistico incentrato sulla sua persona, ha formulato i tre valori di base (vedi Scardovelli M.: “Il Dialogo sonoro”, 1997):

  • congruenza
  • accettazione incondizionata
  • comprensione empatica

Questi sono per me di natura fondamentale per tutte le forme di dialogo, anche quello del linguaggio sonoro-musicale.

L’accompagnamento terapico per lunghi periodi di tempo è certamente una sfida professionale, ma soprattutto personale ed esistenziale. In corrispondenza di questa esperienza vorrei descrivere il clima relazionale che io, in qualità di musicoterapista, offro:

  • ascolto e comprensione
  • rispetto e amore
  • senso di realtà e di fantasia creativa

In altre parole: il clima relazionale di base trasmette un ottimismo positivo, il desiderio di comunicare e invita ad un comune creare.

I bambini hanno bisogno di regole, anche nella stanza della musicoterapia. I nostri strumenti costituiscono un centro di attrazione magico e invitano a qualunque progetto. Spesso li identificano come qualche cos’altro, non solo come strumento e vorrebbero utilizzarli di conseguenza. Le difficoltà fisiche e psichiche non sempre consentono loro di agire attentamente. L’analisi approfondita di questi fattori ci offre chiare considerazioni sulla forma necessaria del setting e sulla scelta dello strumentario. La pratica è il miglior insegnante: sono i bambini che ci mostrano tutto ciò che si può fare con gli strumenti, niente è impossibile!

Nella ricerca di regole educative costruttive, valide generalmente e indipendenti dalla terapia, mi sono basato sull’espressione orientativa della psicologa Silvia Vegetti Finzi delineato in “Vado a scuola” (Dipartimento per gli Affari Sociali, Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza): un testo scritto per i genitori che hanno un figlio che sta frequentando il primo anno della scuola di base.

“… Poiché il desiderio è onnipotente e la fantasia dilagante, risulta difficile, quando si è ancora immaturi, darsi delle norme, fissare da soli delle giuste misure.

Per non affidare ai più piccoli un compito troppo difficile per le loro forze, meglio rinunciare un poco al quieto vivere e fissare insieme poche ma chiare regole. Poiché per lo più sono dettate dal buon senso, anche i ragazzini le capiscono al volo. Non si tratta pertanto di giustificarle, non c’è bisogno, ma di esplicitarle e di mostrare che si è i primi a rispettarle.

Si mangia tutti insieme, intorno alla tavola, perché quello è il momento opportuno per parlare, per raccontarsi i fatti della giornata; i bambini possono guardare, per un tempo limitato, i programmi televisivi adatti alla loro età; vanno a dormire a un’ora decente dopo aver preparato la cartella e si alzano evitando di fare tante storie; fanno colazione senza guardare i cartoni animati; parlano quando è il loro turno; aiutano in casa; sono rispettosi, disponibili e gentili con gli altri, soprattutto con gli anziani.

Il falso dilemma tra disciplina e libertà è evitato quando i figli si sentono coinvolti in un patto di cui sono parte attiva. I bambino godono ormai di molti diritti ma. Dopo la prima infanzia, i diritti comportano anche doveri. I loro doveri non sono molti, ma precisi: andare a scuola, studiare, comportarsi con gli altri come vorrebbero che gli altri si comportassero nei loro confronti. La reciprocità, tenendo conto delle differenze di età, costituisce la base della morale familiare”.

Queste regole sono di aiuto e sono estendibili alle attività musicoterapiche; in parte sono anche applicabili agli oggetti sonoro-musicali: composizione come auto espressione, ritmo come relazione e melodia come opinione.

Il setting terapeutico può essere fatto in base ai bisogni del soggetto così che il bambino può riconoscere le regole del gioco, rifletterci e accettarle. Nella fase iniziale di esplorazione della stanza per la musicoterapia con i suoi oggetti e il musicoterapista, c’è l’incontro anche con queste regole di base: giocando, musicando, spiegando con il roleplay (dramma musicoteatrale) e con le parole. Se il bambino a causa del suo handicap non può rispettare le regole, il setting deve essere adattato individualmente e servire quindi come punto di partenza per imparare pure questo. (esempio: bambino iperattivo con livello di attenzione basso)

  1. Suggerimenti pratici per il lavoro musicoterapico con i bambini

Questi consigli sono emersi dall’esperienza positiva di molti terapeuti che hanno lavorato in modo creativo con bambini disabili con patologie diverse. Sono stati formulati da Jackie Cooke nel libro “Early sensory skills”.

A mio avviso sono utili e applicabili anche in un setting musicoterapico. L’esperienza mostra che sono delle linee guida idonee. Sono punti d’aiuto per il principiante, ma comunque in nessun caso principi assoluti.

  • Il bambino deve essere sveglio, soddisfatto e calmo, soprattutto quando introduciamo  delle nuove attività.
  • Crea una routine riproducibile in ogni seduta musicoterapica.
  • Prepara tutto prima che il bambino arrivi.
  • Prova, suona e lavora in un luogo silenzioso. Evita qualsiasi disturbo e invasione nella   tua relazione con il bambino.
  • Vai con il tempo del bambino. Le attività possono procedere in modo più lento o più    veloce di quanto tu pensi.
  • Accogli il più possibile le iniziative del bambino, farai progressi maggiori.
  • Prova e termina un’attività prima che il bambino si annoi.
  • Gioca solo per la durata di tempo in cui tu e il bambino vi divertite e siete interessati.
  •  Se ti annoi, probabilmente anche il bambino si sta annoiando.
  • Importante: goditi il gioco pure tu. Lasciati andare. Le attività musicoterapiche sono anche divertenti e gioiose, liberano ed aiutano a sviluppare nuove competenze.
  • Rispetta e rendi possibili i momenti di pausa e di ripetizione. Spesso, momenti in apparenza statici preparano invece a nuove fasi di sviluppo.

Nel corso del tempo possiamo approfondire questi punti per noi e, nella riflessione sulle nostre sedute, cercare i segni della loro realizzazione.

Nel protocollo narrativo della seduta descriviamo in primo luogo lo svolgimento inclusi gli spazi temporali delle singole attività e, in secondo luogo, i movimenti interni come i pensieri, i ricordi, le immagini e le emozioni.

Queste rivelazioni proprie, supervisionabili, del vissuto, costituiscono anche un potente strumento per riconoscere ed ampliare lo stile comunicativo-relazionale e quindi riconoscere lo standard di realizzazione del setting auspicato.

Infine alcuni aspetti importanti:

  • Comunica con il bambino: chiacchiera, ridi e gioca.
  • Condividi i silenzi.
  • Osserva il tuo livello comunicativo personale, in particolare la scelta del linguaggio verbale.
  • Fa attenzione alle reazioni del bambino e reagisci in modo corretto.
  • Rispetta le sue decisioni.
  • Fai tutte le attività spesso e regolarmente, ma non troppo a lungo.
  • Rendi possibile una situazione calma e rilassante.
  • Sii consapevole di ogni rischio possibile.
  • I bambini sono bambini e non dei piccoli adulti.

Ricordali spesso poiché sono davvero utili per l’incontro terapeutico con i bambini.

 

Bibliografia:

  • Cook Jackie, “Early sensory skills”, ed. Winslow, 1998.
  • Gordon Thomas, “Genitori efficaci”, ed. La Meridiana, 1997.
  • Ricci Stefano (a cura di), “Il calamaio e l’arcobaleno”, Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza, 2000.
  • Scardovelli Mauro, “Il dialogo sonoro”, ed. Cappelli, 1996.
  • Vegetti Finzi Silvia, “Quando nasce un bambino”, Dipartimento per gli Affari Sociali, Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza, 2000.
  • Vegetti Finzi Silvia, “Vado a scuola”, Dipartimento per gli Affari Sociali, Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza, 2000.
  • Sito Web: www.minori.it 

Note sull’autore: Wolfgang Fasser, Musicoterapista e Fisioterapista diplomato, responsabile dell’Atelier di improvvisazione musicale “il Trillo”

 

(*) Il testo costituisce lo sviluppo e l’approfondimento di una relazione tenuta presso la scuola di Musicoterapia di Firenze “Cetom”, nell’anno 2002