Dusty: il cane-guida

 

Dusty: il cane-guida nel setting musicoterapico

Di Wolfgang Fasser, musicoterapeuta SFMT, AIME

Da ormai tanti anni, il coinvolgimento di animali nel contesto terapeutico è una tematica in ambito scientifico oggetto di incessante riflessione e confronto.

I trattamenti con il cavallo (“ippoterapia”), con il cane (“dogstherapy”) e i piccoli animali sono ormai molto noti; mentre meno diffusa, anche se molto conosciuta, è la “delfino-terapia”.

Nel mondo dell’handicap gli animali vengono introdotti con compiti specifici: il cane guida per non-vedenti, il cane di assistenza per i non-udenti, per gli epilettici e per i portatori di handicap fisico.

In tutte le forme di introduzione dell’animale c’è un aspetto comune: il rapporto  che conduce a nuove modalità di interazione e spazi di esperienza, grazie alla presenza e alla collaborazione dell’animale vivente.

Qui di seguito verrà descritto il significato che assume nella musicoterapia il mio cane di guida Dusty.

Dusty è un vivace cane Labrador, un cane guida addestrato: il mio fedele compagno di strada, sempre accanto a me, ovunque io sia.

Riflettendo sul possibile ruolo da lui giocato e sul suo contributo positivo all’interno dell’incontro terapico, diverse domande sorgono in maniera spontanea, ad esempio: come? in quale forma? quali sono le indicazioni positive per il suo coinvolgimento? quali situazioni invece lo escludono? quali sono i presupposti di base che devono essere garantiti per poterlo introdurre in modo sicuro e con piena fiducia? quanto riesce il cane a riconoscere la particolare situazione dovuta alla presenza di bambini portatori di handicap? come reagisce al loro eventuale comportamento anomalo, impulsivo, violento nel tatto, nel gridare o nel gettare oggetti? quali sono i segni con cui Dusty mi comunica il suo bisogno di ritirarsi? qual è il suo limite di accettazione e di tolleranza per la musica di libera improvvisazione?

Queste sono soltanto alcune delle domande tra le molteplici che mi sono naturalmente posto e a cui ho cercato di rispondere.

La formulazione delle risposte ha contribuito ad evidenziare i fattori principali che confermano, in determinati casi, la positività di una sua partecipazione nello svolgimento terapeutico. In tali situazioni, la struttura di rapporto generalmente diadica diventa una triade e già questo di per sé offre nuove possibilità di interazione e nuovi spazi di esperienza.

Dusty è silenzioso come me: scene e pensieri tratti dalla musicoterapia con Peppino

Molte volte, andando a camminare, ho sentito dire, soprattutto da persone anziane: “gli animali sono i migliori amici dell’uomo, lo capiscono veramente!”. L’incontro con Peppino me lo ha fatto sperimentare da vicino.

Peppino è un bambino di otto anni che soffre di gravi disturbi psichici, è tutto irrigidito, parla soltanto in momenti di forte dolore e nel suo modo di agire è comunque appena comprensibile.

Il bambino ha avuto bisogno di un po’ di tempo prima di abituarsi a me e alla nuova situazione nell’Atelier. La mia cecità lo ha aiutato, perché così, senza essere visto, ha potuto essere presente ed entrare in contatto con me soltanto attraverso suoni e rumori.

Una volta acquisita confidenza, e quindi sicurezza, Peppino apriva spontaneamente la porta della stanza del gong, si guardava intorno e poi andava verso la porta della stanza accanto, la apriva e così trovava Dusty, scodinzolante e già pronto a salutare il piccolo curioso. Immediatamente Peppino iniziava a saltare allegramente dietro di me e poi si arrampicava sulla mia schiena per salutare, da una distanza comunque di sicurezza, il cane: “ciao, come stai? hai dormito? vieni, stai con noi, faremo della musica per te!”. Restavo più che meravigliato e lasciavo le cose al proprio corso; ne è nata così un’amicizia tra i due, tanto che adesso viviamo le sedute terapeutiche tutti insieme.

In molteplici occasioni riviviamo i lunghi mesi trascorsi dal bambino in ospedale: Dusty fa la parte del paziente malato; Peppino, che fa il medico, gli disinfetta il pelo con oli profumati e con un canticchiare calmo e rasserenante prepara attentamente il diapason, utilizzato come siringa. Successivamente ascolta con lo stetoscopio se tutto è a posto per poi suonare lunghe note di rilassamento con il flauto di bambù.

Questo “dialogo scenico” elaborato in forma musicoterapica lancia dei ponti tra noi, qui, nel momento presente, e nel suo doloroso passato: una finestra sulla realtà suddivisa e una comprensione nella lingua e nei gesti. Dusty fa parte di queste relazioni circolari e al termine del gioco anche lui è contento e lecca, con affetto, la mano del suo piccolo “dottore”.

In questo caso l’incontro è nato in modo spontaneo, inaspettato e non preparato: ho lasciato Peppino libero e non ho limitato la sua curiosità, sono stato dietro di lui quando ha aperto la porta, pronto ad afferrare il collare di Dusty.

L’incontro ha generato un’apertura nel nostro rapporto: per la prima volta Peppino mi ha toccato, in modo agile e del tutto naturale è saltato sulla mia schiena e ci è rimasto parlando al cane; quelle sono state le sue prime parole che ho sentito.

Il suo invito a Dusty di stare con noi per ascoltare la nostra musica ha costituito la prima conferma esplicita del riconoscimento e dell’accettazione da parte di Peppino del nostro rapporto.

Nel seguito delle sedute, il saluto di Dusty all’arrivo e il congedo da lui al termine della seduta, è diventato poi un rituale abituale, un punto di riferimento stabile e relazionale.

Nella scena dell’ospedale, Peppino tutte le volte fa capire a Dusty di volergli fare la “puntura” cercando di tranquillizzarlo. Questa rappresentazione scenica, inizialmente non verbale, fatta solo di suoni e canticchiare, si è poi estesa alle parole fino a trasformarsi per lo scambio dei ruoli: io e Peppino eravamo, a turno, il paziente e poi il dottore. Ciò che inizialmente Peppino voleva fare con il cane, dopo lo ha voluto ripetere anche con me e poi lasciarselo fare da me.

Dopo un periodo di tre settimane la madre ha raccontato che il bambino alle visite mediche in ospedale necessarie per sottoporsi alle cure che consistono in punture in bocca mostra molto coraggio e tranquillità.

Ma Dusty come vive i suoi reali trattamenti medici? Tutte le volte che io o il veterinario gli abbiamo fatto un trattamento, lui si è sottoposto con tranquillità ed è sempre stato calmo. Un esempio tipico è quando in estate gli tolgo le zecche e alla fine dell’operazione lui mi lecca le mani.

A differenza di queste situazioni reali, nel trattamento da parte di Peppino, Dusty si  mostra particolarmente contento: al termine della terapia batte allegramente la coda sul tappeto, si drizza sulle zampe prendendo uno straccio in bocca per incitare a fare il gioco della preda: tutti chiari segni di benessere e gioia.

La triade ha reso possibile anche un impegnarsi comune per il terzo. In questo modo l’incontro faccia a faccia per il bambino taciturno è stato facilitato. Il cambio di ruoli nel “gioco del dottore” ci ha aiutato ad avvicinarci e così Peppino ha potuto coinvolgermi direttamente nel suo gioco ed acquisire fiducia in me.

“Che bocca grande hai!”: scene e riflessioni tratte dalla musicoterapia con Luca

Il piccolo Luca è seduto sul pavimento accanto a Dusty, si fa leccare con calma le mani e guarda sorpreso la lingua lunga del cane. Una volta allontanato il cane, lui resta tranquillo indicandomi, con un movimento, di aprire la bocca di Dusty. Con attenzione prendo dunque il muso, lo apro e Dusty, senza resistenza, si lascia guardare nella bocca: si vedono i grandi denti, la lingua e le labbra. Luca, interessato, guarda dentro divertito: “accidenti che bocca!”, ridiamo e Dusty batte la sua coda sul pavimento. Il coraggioso bambino di quattro anni, batte allora le mani. Al momento, questa è la fase iniziale delle nostre sedute terapiche.

Luca ha uno sviluppo ritardato, non riesce ancora a parlare, è iperattivo e, fino a poco tempo fa, riusciva a concentrarsi su qualcosa solo per pochi secondi. Da quando frequenta l’Atelier per la musicoterapia ed ha conosciuto Dusty la sua irrequietezza è cambiata: il giocare iniziale con innumerevoli oggetti e il saltellare selvaggiamente per tutte le stanze senza entrare in contatto con nessuno, si sono trasformati in un gioco ben più interessante. E’ in questo clima che adesso, insieme e in forma ludica, noi possiamo scoprire il mondo dei suoni, del corpo e degli strumenti.

La percezione della bocca e della gola è fondamentale per lo sviluppo linguistico infantile. Quindi adesso, attraverso Dusty, l’attenzione di Luca si è spostata sulla bocca. Attraverso giochi divertenti abbiamo esplorato “l’apparato vocale”. Quello che si vede “così grande” in Dusty, adesso Luca lo ritrova in sé, nella madre e anche in me.

Questa esperienza ha portato alla “fuoriuscita” della sua stessa voce. Adesso, dal mondo pre-verbale, emergono le prime parole: mamma, babbo, bau bau, nonno ecc.

Il nostro amico marrone labrador, Dusty, calmo e sempre felice irradia molta calma e altre qualità ancora, e queste sono contagiose; ora anche Luca riesce un po’ a trattenersi e la sua voce acuta e rilassata scende nei toni bassi: in questo modo diventa possibile parlare.

Durante la libera improvvisazione diadica Dusty resta calmo, disteso sotto il lettino sonoro ad ascoltare il tamburo di pelle e il gong. Se l’evento si fa troppo vivace, alza la testa per guardare che cosa succede. L’affettuoso bambino si avvicina sempre di più e tocca le mie labbra. Anche io faccio lo stesso e con il fazzoletto gli asciugo la saliva. Una volta acquisita padronanza della sua bocca Luca imparerà a controllarla da sé, in maniera autonoma.

Le sedute terminano con dei calorosi abbracci e con il distendersi sulla schiena del cane: “ciao Dusty”, “ciao Luca”.

In questa terapia la presenza di Dusty contribuisce, tra le altre cose, a creare una direzione comune dell’attenzione, “joint Attention”, (Schumacher, 2000) e a mantenerla viva: lo spettro dell’attenzione si riduce, mentre la durata di quest’ultima aumenta.

In questa esperienza è emersa, per la prima volta, una interintenzionalità ripetuta (Schumacher, 2000): lavorare insieme a Dusty. Qui il ruolo di Dusty è quello di una collaborazione paziente: senza limiti di tempo Dusty lecca le mani a Luca, il quale a sua volta con la stessa pazienza rimane immobile, divertendosi del gesto affettuoso di Dusty.

Di notevole importanza si è rivelata inoltre l’esplorazione significativa nell’ambito della tematica “secernere-saliva-leccare-lingua-labbra-tatto e movimento”: il lavarsi le mani con me per poi ritornare agli strumenti è infatti un rito di notevole aiuto e strutturante nella composizione della seduta musicoterapica. Una cesura chiara e rituale del processo, un punto di non ritorno: dopo essersi lavati le mani non torniamo più sul gioco della grande bocca.

Grazie all’interesse e alla curiosità del bambino il coinvolgimento di Dusty è stato dunque prezioso.

La mia disponibilità ad accettare simili proposte creative aiuta Luca a trovare una conferma alle sue modalità di rappresentazione scenica e contribuisce a fargliele “riconoscere”. Ad esempio, per il tema “bocca del bambino”, la bocca di Dusty è stata la superficie di proiezione ideale, non cercata.

Durante i primi 6 mesi di terapia il bambino ha fatto notevoli progressi. Ha ampliato il suo repertorio pre-verbale con un vocabolario attivo di circa 60 parole nonché esteso una comprensione linguistica passiva. La sua lingua è ancora dominata prevalentemente da vocali. E’ molto interessato al parlare, imita molto e impara quotidianamente nuove parole che poi utilizza intenzionalmente in modo corretto. La sua espressione musicale è vocale e strumentale, adesso regolare anche nel ritmo e nella melodia naturale delle frasi.

Scene dalla musicoterapia con Marina

Quando ho conosciuta Marina, lei non vedeva, aveva diversi handicap e non parlava. La bambina, senza parola e paralizzata, non si fidava a inoltrarsi con le sue mani nel mondo invisibile. Ciò che non conosceva era per lei una minaccia, il suo spazio vitale era piccolo e spesso inquietante.

Abbiamo trovato il contatto l’uno con l’altra facendo dei rumori sul tamburo in pelle. La pelle di capra si lasciava grattare, sfregare e anche un po’ palpare; risuonava e c’era una risposta. Successivamente si è aggiunta anche la mia mano.

A piccoli passi il suo spazio vitale si ampliava tanto che gradualmente anche Dusty è entrato nella sua vita. Delicatamente, avvicinando le sue manine, Marina ha iniziato a tastare il suo pelo; Dusty, buono come un agnellino, si lasciava fare di tutto.

Il saluto e il congedo dal cane con un accarezzamento sorprendente sono diventati parte integrante della seduta terapica, nonché introduzione e conclusione di un’opera musicale.

Oggi, ad anni di distanza, Dusty, l’amico peloso è testimone fedele di un’allegra trasformazione della ragazza: lei lo guarda con simpatia, gli parla con parole semplici, lo riconosce sulle foto e spesso si mette dalla sua parte.

Dusty è stato il primo animale a cui lei si è avvicinata ed è riuscita a toccare. Tutto ciò grazie inizialmente al tamburo sciamano e alla pelle di capra di cui è rivestito.

L’impedimento tipico di bambini non vedenti (Felder, 1999), ovvero l’inibizione nel tastare, Marina lo ha dunque superato ricorrendo a Dusty: l’animale in quanto essere vivo, a differenza di un qualsiasi oggetto inanimato, anche se non così familiare come il corpo della mamma, l’ha invitata ad esplorare progressivamente con le mani l’ambiente circostante.

Successivamente Dusty è diventato un partner per esercitarsi anche nei saluti. In questa situazione delicata ho integrato volutamente il cane nel setting terapeutico.

Nella fase del saluto ho lasciato Dusty disteso sul tappeto in maniera da non spaventare la bambina: Dusty muoveva la testa che io però controllavo nei movimenti tenendogli il collare. Tutto ciò era ben tollerato da Dusty che mostrava così di aver sviluppato un sensore verso questo tipo di situazioni.

“Dusty ha un buon udito”

Sono fin troppo noti i racconti del violinista e del suo cane… ma qual è la relazione tra musica e cane?

Dusty è abituato alla musica fin da piccolo. E’ venuto spesso con me a concerti, alle feste ed è sempre fedele testimone alle prove del sestetto Kletzmer di cui faccio parte.

Durante le prove di musica da camera si sdraia a dormire sotto il pianoforte a coda.

La musica forte non lo disturba finché procede in modo calmo, mentre le frasi forti, improvvise, inattese, come pure le forti vibrazioni dei bassi e le grida drammatiche sembrano invece provocarlo. Come reazione si solleva sulle zampe ed esprime il desiderio di uscire oppure si allontana dalla fonte sonora volgendole le spalle e poi si raggomitola su se stesso.

Dal lettino sonoro è particolarmente attratto: arriva subito quando viene suonato e vi si sdraia sotto volentieri.

In particolare quando ascolta musica allegra ed i musicanti sono briosi e vivaci, si alza sulle zampe, scodinzola e afferra qualcosa con la bocca per invitare al gioco della preda. Di tanto in tanto invece resta sdraiato, sembra quasi dormire e poi quando il pezzo è finito si alza; al momento dell’applauso guarda la platea un po’ dappertutto.

Nel complesso, in ogni occasione Dusty fa capire chiaramente se la situazione gli piace oppure al contrario se lo infastidisce.

 

La reazione degli adulti nei confronti del cane

Gli adulti attribuiscono a Dusty un significato e quindi un ruolo diverso rispetto a quello assegnato dai bambini.

Molti di loro frequentano l’Atelier per superare preoccupazioni, paure e angosce croniche, rilassarsi attraverso la musicoterapia integrativa, trovare sollievo oppure specificatamente la soluzione alle loro difficoltà.

Spesso, per i pazienti, la silenziosa presenza di Dusty durante il rilassamento musicoterapico rappresenta un invito a lasciarsi andare: il suo respiro calmo, che talvolta si risolve in un leggero russare, contribuisce infatti ad abbandonarsi.

La sua gioiosa presenza ha aiutato inoltre a superare la consueta paura dei cani e parallelamente ha così incoraggiato a superare altri tipi di paura.

Gli adulti non giocano mai con Dusty, lo salutano semplicemente, di tanto in tanto gli dicono qualcosa, quasi un pensiero fatto ad alta voce (“Dusty, Dusty … la vita è dura…”), e chiedono di lui quando non lo vedono.

Anche Dusty si comporta con loro in maniera diversa, non come con i bambini: si muove liberamente, non si sdraia mai davanti a loro e ritorna velocemente alla sua cuccia.

Nel contesto l’incontro sembra abbia un significato diverso e ciò probabilmente è da imputare al fatto che i pazienti adulti non concepiscono Dusty come partecipante alla seduta terapica, ma piuttosto semplicemente come parte costitutiva di questa particolare realtà.

Perché la musicoterapia riesce così bene insieme a Dusty?

L’essere gioioso, la stabilità dello stato interiore e il comportamento pienamente accondiscendente costituiscono i caratteri fondamentali di Dusty.

Il rapporto fra me e Dusty è denso e forgiato da esperienze diverse: io lo conosco profondamente, siamo molto affiatati tanto da avere un’eccellente intesa non verbale e la questione dei ruoli non costituisce alcun problema. Dusty è tranquillo poiché le sue esigenze sono pienamente soddisfatte, dalle camminate abituali che facciamo quotidianamente ad avere un proprio posto definito, sicuro e protetto nell’atelier.

Quando Dusty con la sua presenza collabora, io pongo attenzione affinché sia soddisfatto, appagato e rilassato; naturalmente quando non vuole partecipare, cosa che talvolta succede, la sua volontà è rispettata.

Questi momenti sono utili, e dunque utilizzati, per far capire ai bambini che Dusty è vivo e non è certo un giocattolo. Di conseguenza, la regola di “trattare con attenzione noi e gli strumenti”, vale anche con Dusty, se necessario la esprimo pure senza mezzi termini.

Luci ed ombre – gli aspetti problematici

La presenza di Dusty non è sempre vissuta in maniera positiva; talvolta può essere infatti anche fonte di distrazione sia per me come musicoterapista che per i pazienti.

Ad esempio, nel lavoro di gruppo rendersi conto dei movimenti del cane e contemporaneamente seguire il gruppo e ciascun paziente costituisce per me un impegno notevole: l’osservazione di Dusty rischia di far diminuire l’attenzione complessiva da dedicare al gruppo.

In altre situazioni poi la presenza di Dusty può offrire al paziente l’occasione per isolarsi insieme a lui dalla realtà circostante.

In stati psicotici o fobici, inoltre, può essere addirittura minacciosa tanto da bloccare l’incontro con me. In simili circostanze conduco quindi Dusty nella sua stanza e lo invito a riposare nella sua cuccia.

Un aspetto meno drammatico ma difficile da gestire sono i peli che Dusty perde continuamente: nonostante la pulizia regolare ed accurata da parte di una persona specifica, alcuni peli restano un po’ visibili sul pavimento. Ciononostante è successo raramente che questo sia stato motivo di disturbo, in particolare per  persone allergiche.

Il contatto diretto con un animale viene spesso considerato antigienico. Al riguardo io pongo attenzione a fare regolarmente una profilassi parassitaria interna ed esterna nonché il controllo del pelo (pulci, zecche etc.).

Dusty, come molti cani, lecca volentieri le persone, ma fortunatamente abitando in campagna il contatto con gli animali è molto frequente e quindi, il più delle volte dopo la divertente leccata ci si lava semplicemente le mani e si va oltre. Certo, non tutti hanno questa tolleranza e autosicurezza: ci sono anche ragioni personali ed interiori per evitare il contatto con l’animale.

Le regole dell’Atelier comunque devono essere osservate e rispettate anche da Dusty; le regole sia generali che specifiche: ad esempio non deve afferrare con la bocca i cuscini, gli strumenti ed altri oggetti per poi portarli in giro. A tal fine presto molta attenzione a tenere il setting sempre in ordine; infatti non trovando alcun oggetto sul pavimento, Dusty non ha neanche la possibilità di prendere in bocca qualcosa.

Complessivamente le difficoltà con il cane sono dunque poche e limitate.

Quando Dusty ha cominciato ad essere anziano, dagli 11 anni in poi, ha preferito non partecipare più alle sedute. Il suo interesse era limitato al saluto della persona che arrivava o partiva. Con calore e tenerezza le persone partecipavano al suo invecchiare e l’abbiamo salutato nel mese di marzo 2007.

Tratto da “Crescere Insieme”, Vesalius, Costanza, 2007

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