Il rispetto

 

di Paolo Lupi

“…Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto…

Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita

In tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, 

di diverso e di inatteso…”

Tahar Ben Jelloun

 

Nell’incontro musicoterapico e non solo, risulta fondante e fondamentale il contenuto del “rispetto”.

Ciascun intervento deve iniziare, svolgersi e concludersi nel pieno rispetto dell’ambiente in cui si svolge, nel pieno rispetto di se stessi e nel pieno rispetto dell’altro.

“Rispetto” che muove tutto il percorso, dalla fase di progettazione, alla presa in carico, alla definizione degli obiettivi e delle strategie, all’incontro,  fino ad arrivare alla conclusione della terapia ed alla verifica del processo stesso.

Tutte queste fasi devono essere agite rispettando se stessi e rispettando l’altro nel suo modo di intendere il mondo, nei suoi comportamenti manifesti, nella sua interiorità, nei suoi bisogni.

Un processo di crescita che assume per me un carattere ecologico ed etico che si autoalimenta ed apporta per sua natura nuovi elementi  positivi in un processo circolare.

Da subito ci confrontiamo con questo argomento nel rispettare in modo primario il luogo in cui andiamo ad operare ovvero, la sua struttura, gli operatori che fanno il loro lavoro, la loro storia, le loro caratteristiche, modalità, obiettivi e strategie.

Credo infatti che sia un comportamento responsabile cercare di non sconvolgere l’equilibrio proprio di questo ambiente, che per sua natura avrà la caratteristica di un “ecosistema unico”, di un omeostasi retta da leggi proprie.

Che ci piaccia o no, in fase iniziale dobbiamo prendere atto di ciò che accade, qual è il piano di realtà, rispettarlo e se lo riteniamo opportuno mettersi in contatto ed in relazione.

Lo stesso atteggiamento che abbiamo nei confronti dell’altro all’interno del setting musicoterapico, gli stessi accorgimenti che abbiamo tenuto presente nell’affrontare il tema della relazione autentica, nell’incontro più strettamente clinico, lo dobbiamo riprodurre anche all’esterno, nelle strutture o istituzioni  con la stessa attenzione, delicatezza e rispetto.

In questo caso il rispetto deve essere letto come cooperazione e collaborazione, elasticità e fluidità, comunicazione sana e disponibilità reciproca.

Infatti, dal momento in cui accettiamo un intervento in una struttura organizzata, accettiamo di conseguenza la sfida della relazione con tutto ciò che la circonda e la rende viva ed abbiamo una relazione sociale che si svolge ad un livello più ampio ma che contiene le nostre relazioni più specifiche.

I possibili conflitti o tensioni con gli attori che ruotano nei vari contesti porterebbero  necessariamente squilibri anche nel rapporto terapeutico con i pazienti con una risonanza negativa sul percorso.

Così se non facciamo vivere autenticamente il “rispetto” nelle strutture in cui operiamo, il lavoro attraverso la musicoterapia sarebbe un intervento isolato e meno efficace che avrebbe sicuramente una ricaduta minore sul quotidiano della persona che incontriamo nell’arco temporale del nostro progetto.

Ancor più in questo periodo storico, dove la committenza commissiona sempre più progetti con standard temporali bassi dobbiamo essere bravi a leggere il contesto e definirne obiettivi e strategie che portino a percorsi armoniosi e positivi, arrivando se ce ne fosse il bisogno, solo ad un punto di conflitto gestibile senza strappi  o cesure inutili.

La circolarità comunicativa, l’ascolto degli altri, il ricavarsi spazi utili alla condivisione ed alla discussione di contenuti insieme alle altre figure professionali presenti, dovrebbero essere resi possibili ed integrarsi tra di loro, nel rispetto delle proprie competenze.

Lo stesso vale per un intervento individuale.

Entrare in relazione con i familiari o i riferimenti della persona che usufruirà della musicoterapia, o con la persona stessa, deve avere le caratteristiche del pieno rispetto.

Le persone hanno il diritto di essere rispettate, comprese, accolte e informate.

Questo si traduce nella più ampia chiarezza del lavoro che si andrà ad agire, i suoi riferimenti, il credo essenziale del terapista, la sua formazione e il suo contesto economico.

Rispetto è gestione della privacy.

Rispetto equivale anche  al possibile rifiuto di un intervento perché non utile ai bisogni dell’altro o in conflitto con caratteristiche, competenze, credi o limiti professionali e personali del musico terapista.

Il progetto d’intervento deve rispecchiare senza artifici ciò che realmente si è e si fa, quali sono gli indicatori effettivi di qualità e quali le modalità di intervento per raggiungere gli obiettivi dati.

Questi fattori creeranno fin dall’inizio un pre-requisito essenziale e bilaterale (per la committenza e per il musico terapista)  per la buona riuscita di un progetto.

Sulla conclusione dell’intervento invece, molto spesso il panorama che si presenta ai nostri occhi è mediato dalla semplice variabile economica, dove in assenza di finanziamenti  l’intervento di musicoterapia si conclude.

Al di là di queste interruzioni forzate, come musicoterapisti dobbiamo avere la responsabilità di andare oltre gli aspetti economico-finanziari e focalizzarsi sui reali bisogni dei destinatari del progetto; analizzando e verificando i protocolli e le schede di osservazione e condividendone i risultati con gli altri ruoli professionali presenti nel progetto, dobbiamo eticamente rispettare il paziente per definire conclusioni o proseguimenti.

In questo caso il rispetto della persona avviene maggiormente se la stessa  persona che usufruisce dell’intervento è in qualche modo attivamente coinvolta nella scelta e nella rielaborazione ciclica dei passi percorsi attraverso le attività proposte invece di essere parte passiva e all’oscuro di tutto quello che viene deciso, sperimentato, agito e verificato sulle sue stesse emozioni.

Così, tutti i comportamenti rispettosi e vissuti in modo etico ed “ecologico” nel grande contenitore della relazione di aiuto, a partire dai micro comportamenti non-verbali, fino ad arrivare a comportamenti “pensati” a livello progettuale, fungono essi stessi da contenitore che riproduce e ri-crea elementi positivi e costruttivi per una relazione terapeutica.

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