Le voci della Terra

 

di Stefania Ermini

Cronaca di un giorno speciale. L’incontro a Romena tra Vandana Shiva, autentica icona mondiale della lotta per la biodiversità, e il nostro Wolfgang Fasser, fisioterapista e musicoterapeuta non vedente. Due persone innamorate della vita e della natura. Ascoltare le loro voci insieme, è stato un regalo prezioso. Da condividere.

C’è un vento nuovo, oggi, a Romena. Si respira un’aria di abbracci che si mescola ad un’attesa di suoni e voci della Terra. A stringersi, Vandana Shiva e Wolfgang Fasser, volti in armonia con l’aria, l’acqua, il fuoco. Oggi, accompagnati da Massimo Orlandi, il “nostro” giornalista e Lisa Clark, traduttrice appassionata delle parole di Vandana, sono anche voci della Terra.

Laureata in fisica quantistica e in economia, Vandana Shiva insegna un’altra scienza e sogna la sua giungla immensa, come canta Gianna Nannini in Centomila. Nel tempo, Vandana, ha fondato la rete contadina Navdanya; un’alternativa per i piccoli contadini indiani minacciati dalle multinazionali del settore agroalimentare.

Quelle di Wolfgang e Vandana sono due storie speciali che si intrecciano, nella natura, sulla strada dell’amore per l’Universo. Due storie di vita che si tessono con il desiderio di proteggere e valorizzare ogni punto di luce della diversità.
Wolfgang, fisioterapista, musicoterapeuta, non vedente dall’età di 22 anni, ci invita sin dal primo abbraccio a non bloccarci davanti ai nostri limiti ma ad utilizzarli per cambiare direzione. Sono Wolfgang e Vandana, che su invito di Massimo, si raccontano…

“Sono un uomo sufficientemente tenace, paziente, creativo tanto da riuscire e invitarvi a rompere gli schemi quando ci fanno addormentare e fermare sul posto”.
“Sono figlia dell’Himalaya e delle foreste dell’Himalaya. Godo dell’abbondanza e della bellezza della natura. Lotto contro le minacce alla bellezza della vita e della natura”.

Da qui le loro parole acquistano sempre più vigore, fermezza, vitalità. Ci portano nei luoghi della loro vita, laddove sono partiti i loro progetti.
Wolfgang ci conduce nella sua montagna svizzera, luogo di infanzia: montagna per sciare, e per scoprire le meraviglie della natura. È da li che ha cominciato a sentirsi parte dalla natura. Wolfgang ci racconta così che si può essere in sintonia solo “facendo parte di questa natura. Mi sento, mi muovo, sono in relazione: ci sono tanti canali per stare in relazione con l’Universo”. E poi sulla sua cecità: “Non mi manca ciò che non ho: è un’illusione pensare questo. Il mio punto di vista è complementare al vostro e noi insieme ci arricchiamo”.

Vandana ci riporta al 1973. “Ero in partenza per un dottorato in Canada e prima di partire decisi di visitare nuovamente il mio luogo preferito: una volta quel luogo era una foresta con ruscelli e corsi di acqua e quando tornai, invece trovai la foresta morta. Per le donne del villaggio la foresta era fonte di vita: acqua, cibo per le persone e per gli animali. Con l’abbattimento del legname, l’acqua era venuta meno. Le donne del villaggio dettero così vita a questo movimento chiamato Circle nel quale ciascuno abbbracciava un albero per

dire “queste foreste sono le nostre Madri, noi abbracciamo gli alberi e per arrivare a loro dovrete ucciderci!” Lo scopo delle foreste è darci acqua, è darci vita. In quel momento mi dissi che non era poi così necessario avere un dottorato; la vita era ed è l’insegnante migliore.”

Massimo chiede a Vandana della biodiversità, chiede perché questa battaglia ci riguarda tutti.“La prima ragione – spiega Vandana – è che tutte le specie hanno diritto a vivere e noi dobbiamo proteggerle. La seconda è che l’industria è cieca a questa diversità. La biodiversità è intelligente, è creativa. In realtà la biodiversità produce più cibo, ci da l’abbondanza”.

“Vandana ha detto: il nuovo rinascimento sarà consumare meno. Come ti suona questa frase?” chiede Massimo a Wolfgang.
“Rispondo portando qualcosa dai miei amici del Lesotho, dei quali sono molto orgoglioso. Riporto a casa l’idea di pretese malate. Quante cose consumiamo e poi non troviamo il tempo di stare con i figli o nella coppia. Rinunciare a qualcosa ci fa stare meglio, ci rende liberi. Lavoriamo per guadagnare e compensare quel tempo che non abbiamo. Il mio amico in Lesotho mi dice: oggi è venuta mia sorella a trovarmi e mi ha donato un banana e una mela. Torniamo a meditare sulle sane pretese.

Poi vi dono l’idea di tornare modesti. Non solo nel consumo ma anche nelle relazioni. Tornare modesti per stare insieme abbassando le aspettative. Questi manager sono de- relazionati. Torniamo a essere umili, a vivere la vita com’è”.
Anche Vandana, pone l’accento sul problema di questa modernità che si racchiude nell’ossessione dei soldi e la trascuratezza della comunità, delle relazioni; questo girare i soldi è povertà nella vita delle nostre comunità e non ricchezza. Ecco perché dobbiamo inventare nuove regole per la natura, per l’economia, per le relazioni.

Le voci della Terra di Wolfgang e Vandana si ritrovano nelle loro, reciproche promesse. “Incontrarti è stato meraviglioso, un onore” dice Wolfgang a Vandana “Insieme continueremo a camminare: tu da una parte la fuori e noi qui. Cammineremo sugli stessi sentieri, incontrandoci. Se sarai stanca torna a casa, vieni a trovarci; lavorerai nell’orto. Grazie per quello che fai, per la tua fiducia e per la tua forza.

“Wolfgang” precisa con amorevolezza Vandana “la foresta è sempre stata la mia maestra, ma oggi mi hai insegnato ad ascoltarla e non solo a guardarla. Aver visitato la tua comunità mi ha fatto ricordare che è nella condivisione che si crea ricchezza e benessere. Tornerò Wolfgang, a fare una passeggiata con te nella foresta”.

Le voci di Vandana e Wolfgang sono terra, sono acqua, sono aria. C’è aria di speranza, oggi nella pieve di Romena. C’è il fuoco della responsabilità verso la vita e i suoni delle loro voci ci invitano a restare immersi nella nostra Terra.

Centomila voci in coro

centomila volte in un respiro solo innamorati della terra

di qualche verità

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