L’importanza del dubbio

 

di Paolo Lupi

Mi sono diplomato come musicoterapista al Centro Toscano Musicoterapia a Firenze.

La tesi propone un percorso che svolge una ricerca dell’autentico nella relazione con l’altro in musicoterapia, “…tra l’IO e il TU…” (M.Buber “Il principio dialogico ed altri saggi”, ed. S.Paolo, Torino 1993) per creare un mondo condiviso, un “Io-Tu in musica”.

Partendo da riferimenti filosofici, psicologici e musicoterapici del nostro tempo, e attraverso una ricerca autobiografica sulla mia esperienza personale, ho cercato di unire le competenze naturali dovute all’esperienza insieme a quelle professionali e per poi cercare di fonderle in un approccio integrativo e dialogico della musicoterapia.

In tutto questo ho voluto dare spazio ad un piccolo capitolo sull’importanza che ha il dubbio nell’intervento musicoterapico.

Secondo il mio parere “il dubbio” è uno strumento necessario ad avvicinare in modo autentico, rispettoso e amorevole l’altro.

Il dubbio può essere sinonimo di “voglia di conoscere”, “esplorare”  “entrare in contatto”, ed insieme all’empatia carica di significato la relazione musicoterapica.

“…l’etica del dubbio è una linea guida dei comportamenti quotidiani che ti spinge a non essere mai acquietato su quello che sai, su quello che hai davanti, a guardare sempre dentro le cose…”

Luciano Violante

 

Ho voluto inserire all’interno della tesi uno scritto sul “dubbio” perché ritengo che attorno a questa parola ruoti molto del mio agire quotidiano.

Il  “dubbio” riveste una parte essenziale del mio percorso personale e professionale, e credo che sia fondamentale accogliere ed affrontare questo contenuto per renderlo elemento fondante dei processi di crescita che metterò in atto nel mio futuro lavoro di musicoterapista.

Il dubbio è un punto interrogativo. Grammaticalmente è il contrario della certezza. Il nostro lavoro si fonda nel mettere in relazione le persone con le loro energie emotive, i  vissuti, le sensazioni e le percezioni che hanno della realtà interna ed esterna; il nostro lavoro chiede  all’educatore, al terapeuta all’operatore sociale di affrontare continuamente i dubbi ed i punti di domanda che analizzati, e sviscerati dovrebbero creare strategie operative.

A sua volta queste strategie, concretizzate in atti daranno forma ad equilibri che spesso hanno la caratteristica della dinamicità, perché vengono costantemente e ciclicamente messi in discussione dalla presenza di nuovi dubbi e di nuove perplessità.

Il “dubbio” quindi è il motore che insieme all’ “empatia” muove secondo me la macchina della relazione di aiuto.

Un intervento individuale o di equipe che non avesse ben chiaro l’importanza del dubbio, ma che fondasse il suo valore nella certezza dei propri comportamenti e delle proprie strategie, sarebbe statico, rigido e secondo me inefficace, freddo ed auto referenziale.

La portata introspettiva del dubbio è da considerare soprattutto, secondo l’accezione che voglio dargli, come una molla che spinge e stimola la ricerca di un “perché”, la voglia di capire meglio l’altro cercando di dotarlo di un senso anche all’interno di un apparente non-senso, o di un comportamento deviante al di fuori della cosiddetta normalità.

Questo può essere il dubbio; attraverso il pensiero critico mettere in discussione ciò che ci circonda e ciò che è dentro di noi, ed allontanare la superficialità, la fretta dell’interpretazione, l’egocentrismo di catalogare e schematizzare comportamenti ed emozioni secondo un criterio meritorio e causale (questo è bene, questo è male; questo deriva da questo e porta quest’altro).

L’uomo, il suo comportamento, il suo cervello e le sue emozioni, con le sue infinite interconnessioni e le sue numerose rappresentazioni, le sue uniche ed infinite percezioni ed i suoi innumerevoli codici di comunicazione e di rielaborazione, ci devono necessariamente portare a riflettere sull’importanza dell’etica del dubbio.

Mettere un punto di domanda alla fine di ogni affermazione, interpretazione, direzione d’intervento, ci spinge oltre l’accettazione e l’accoglienza e ci fa camminare insieme all’altro dotato di empatia, ma armato anche di quel dubbio che dona alla relazione un carattere autentico e rispettoso (?).

 

Note sul autore:

Paolo Lupi  – Musicoterapista – Animatore di Comunità – collaboratore del Trillo

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