CORRIERE DELLA SERA: L’uomo che cura i bambini con la musica del bosco

Wolfgang Fasser, non vedente dall’età di ventidue a causa della retinite pigmentosa, ha studiato e imparato a fare il fisioterapista, è divenuto musicoterapeuta. Accompagna gli escursionisti in passeggiate notturne nei boschi dell’Alto Casentino: nell’arco di dieci anni con la sua associazione ha seguito più di settanta bambini con disabilità motorie, ritardi nello sviluppo, disturbi del comportamento e autismo. Leggi l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

Cammina a passo spedito nel bosco col suo bastone-guida, con la sicurezza di chi ha imparato a fare i conti con il buio. Anche se fai fatica a seguirlo nell’oscurità della notte, se ti lasci condurre impari a tastare il terreno, passo dopo passo, lentamente, per evitare gli ostacoli. Ad accompagnare gli escursionisti in passeggiate notturne nei boschi dell’Alto Casentino, in Toscana, è una guida speciale: Wolfgang Fasser, 57 anni, non vedente dall’età di ventidue a causa di una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa. Trasferitosi dalla Svizzera in quest’angolo dell’Appennino nei primi anni Novanta per iniziare la sua nuova vita, Fasser non si è lasciato fermare dal suo «limite»: ha studiato e imparato a fare il fisioterapista, è divenuto musicoterapeuta e oggi cura piccoli pazienti con disabilità o con disturbi del comportamento. «Sapendo ascoltare, al buio si vede meglio dice . Siamo abituati ad affidarci troppo alla vista, ma nel bosco, di notte, ti metti in ascolto e impari a usare altri sensi, spesso poco utilizzati». Insomma, un altro modo di «vedere» per ritrovare l’essenza delle cose. R iconoscere il canto degli uccelli, i passi furtivi di una volpe o di un capriolo, un ruscello che scorre. Wolfgang Fasser registra i suoni della natura, poi li trasmette ai suoi pazienti a scopo terapeutico. «L’ascolto dei paesaggi sonori ha un impatto importante soprattutto per i pazienti che soffrono di autismo e nei piccoli iperattivi: li aiuta a riprendere contatto con se stessi», afferma. Ma il terapeuta utilizza anche numerosi strumenti musicali, tipici di popoli diversi, custoditi presso la sede dell’associazione non profit Il trillo, da lui fondata alla fine degli anni Novanta, a Poppi, tra le colline di Quorle, in provincia di Arezzo. Si va dal flauto alla fisarmonica, dal pianoforte al gong, dal balafon africano al lettino sonoro, sotto il quale cinquantacinque corde richiamano alla mente un’arpa. Tanti strumenti, tanti suoni. I n base alle specifiche esigenze di ciascun paziente viene scelto lo strumento più adeguato per la terapia. Per esempio, spiega Fasser: «Il lettino sonoro, sul quale i pazienti possono sedersi oppure sdraiarsi, si presta bene per la stimolazione audio-vibratoria di bambini con difficoltà di ascolto e di linguaggio, con disfunzioni sensoriali o motorie, oppure con disturbi di percezione». Strade inconsuete, le sue, per comunicare con chi ha bisogno di cure, ma Fasser non improvvisa: si è appassionato alla musicoterapia lavorando nel reparto di psicoterapia dell’Ospedale universitario di Zurigo, dopo essersi diplomato in fisioterapia all’università; trasferitosi in Toscana, ha studiato musicoterapia e si è diplomato alla scuola quadriennale di Assisi. «In circa dieci anni, al centro Il trillo abbiamo seguito più di settanta bambini con disabilità motorie, ritardi nello sviluppo, disturbi del comportamento o che presentano segni di autismo», racconta. La sua doppia formazione, di fisioterapista e di musicoterapeuta, è particolarmente utile in alcuni casi. «I piccoli con paresi cerebrale infantile spesso si annoiano quando devono eseguire gli esercizi per migliorare le loro funzioni motorie e così si rifiutano di farli spiega . Nel contesto ludico della musicoterapia, invece, hanno lo stimolo a eseguire con entusiasmo gli stessi movimenti». Il percorso di formazione di Wolfgang Fasser, peraltro, non si ferma: ora, infatti, sta seguendo un master in musicoterapia a Lugano e, tra un’attività e l’altra, scrive la tesi nella sua stanza all’eremo di Quorle, della Fraternità cristiana di Romena, di cui è custode. E non soddisfatto ancora, questo instancabile uomo, ogni anno, durante l’inverno, si trasferisce per due mesi in Lesotho, Stato dell’Africa del Sud, tra i più poveri al mondo, con un’alta incidenza di disabilità ma pochissimi fisioterapisti. Qui svolge da volontario la sua attività di fisioterapista per bambini e adulti con disabilità, ma organizza anche corsi di formazione per gli operatori del posto. L’utilizzo terapeutico dei suoni della natura e di quelli prodotti dagli strumenti ha incuriosito anche il regista Nicola Bellucci, che ha deciso di seguire con la macchina da presa per tre anni il percorso di cura di quattro bambini. Bellucci ha poi realizzato un documentario dal titolo Il giardino dei suoni, che è stato proiettato di recente in Austria e prima in diversi festival nazionali e internazionali. «I pazienti che si sottopongono ai trattamenti riabilitativi precisa ancora Fasser continuano a essere seguiti dai loro medici curanti, in un approccio terapeutico integrato». E i risultati ci sono. F asser ricorda alcuni dei piccoli che ha seguito. «Per esempio, Ermanno, bambino iperattivo, non riusciva a stare fermo, rompeva tutto, mordeva e picchiava. Ora esprime la sua aggressività colpendo il gong riferisce il musicoterapeuta . Andrea, bambino autistico e ipovedente, ora è in grado di parlare; odiava la fisarmonica, adesso invece la suona». E prosegue: «Anni fa, quando è arrivata da me, Jenny era una bambina colpita da paresi cerebrale infantile che riusciva a stento a fare qualche passo sbilanciato. Adesso Jenny non solo è riuscita a camminare da sola e si fa capire quando parla, ma addirittura studia all’Università di Arezzo. E Lucia, bambina pluriminorata, ascoltando i suoni, riesce a respirare meglio; aveva lo sguardo assente, come se fosse altrove, mentre ora reagisce a qualche stimolo. Spero che possa provare una sensazione di gioia sentendo i movimenti e i suoni». Per Fasser, che è non vedente, non deve essere facile relazionarsi con i pazienti. «Ma forse sottolinea è proprio la mia cecità che aiuta chi ha una disabilità a non sentirsi inferiore e lo incoraggia a superare le sue stesse difficoltà. Come terapeuta cerco di ascoltare ogni cosa di cui non conosco il significato e cerco di aiutare i miei pazienti a essere se stessi, per godere la vita con ogni cellula del loro corpo». Non è un mondo a parte, però, quello creato da Fasser. «Oltre all’attività terapeutica dice , infatti, le proposte formative o culturali offerte dall’associazione Il trillo, come per esempio le visite notturne nel bosco, sono aperte a tutti e permettono l’integrazione di bambini e adulti, con disabilità o meno. Ognuno di noi può imparare qualcosa dall’altro: è questa la vera integrazione».
Maria Giovanna Faiella

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