La professione del musicoterapista per come la intendiamo abita gli spazi della relazione, qualsiasi essi siano. Offre ascolto, sostiene e richiama l’attenzione sui vari piani dell’essere con sé, con l’altro, col mondo circostante. Questo articolo è un estratto della pubblicazione n.25 della Rivista di Psicosintesi Terapeutica 

di Paolo Lupi

  1. Le dimensioni dell’incontro:

Nella definizione del nostro approccio musicoterapico abbiamo approfondito quanto sia necessario per noi tentare di abitare quello spazio intermedio che si trova nelle relazioni autentiche.

Proviamo a porci in dialogo con impegno, nella consapevolezza che questo approccio, questo sguardo, questa musica, risuona di frammenti che vanno oltre l’aspetto puramente personale.

Il Sé transpersonale si può manifestare all’interno di questa stessa dimensione “sacra” dell’incontro; incontro che si declina nei vari contesti (con me stesso, con l’altro, con la comunità, con il mondo e la natura) ma che si presenta come ricerca, modalità, approccio alla dimensione originaria, un’apertura senza riserve ed un orientamento alla Vita.

  1. Musicoterapia e relazione con sé stessi – IO

Per essere un compagno di viaggio positivo per i nostri clienti, un punto di riferimento, uno strumento di sostegno e cura, è fondamentale e necessario nutrire la propria attitudine alla ricerca.

Una ricerca continua di maggiore autenticità, una tendenza dinamica al proprio svelamento, all’esplorazione di ciò che ci appartiene in essenza e semplicità. Parlando in termini musicali, è una ricerca della nota personale, in che modo risuona, quale tonalità esprime, quali colori ed atmosfere suggerisce all’interno della “partitura della vita”.

E’ un tornare continuamente a se stessi per poter poi stimolare armonie nuove nell’incontro con l’altro.

Se riusciamo a padroneggiare sempre più la nostra “tonalità interiore” saremo in grado di utilizzarla al meglio mettendola al servizio degli altri nella “musica dell’incontro”. In questo senso, la musica che cura ha in sé il valore legato all’esplorazione ed alla conoscenza delle proprie parti ed energie, ed è la forza del contatto intimo e profondo con la propria unicità. I livelli intrapersonali toccati possono essere plurimi e si manifestano in modo vario a seconda di ciò che intendiamo osservare.

Possiamo entrare in contatto con la nostra fisicità, il nostro corpo-sonoro, che convibra e conpartecipa risuonando attraverso lo stimolo sonoro-musicale; possiamo contattare intimamente le nostre emozioni vivendole nel momento presente, rivivendole, rievocandole ed esprimendole in forma creativa. Possiamo padroneggiare le nostre energie interiori elaborando percorsi improvvisativi ed esplorativi più strutturati, decidendo noi stessi i luoghi dell’elaborazione, le direzioni ed i percorsi di sviluppo. Possiamo poi lasciarsi andare all’ascolto profondo di noi stessi attraverso il manifestarsi naturale del silenzio e del movimento interiore, che suggerisce l’espressione autocentrata di noi stessi in musica, in una sorta di utilizzo meditativo della musica. In questo caso la musica è un canale strettamente collegato con l’Io personale e la volontà e può fungere da “medium organizzatore” dei propri elementi personali.

E’ possibile utilizzare l’improvvisazione e le attività musicoterapiche per creare percorsi legati alla conoscenza di sé e delle proprie parti fino ad arrivare a contenuti riferiti all’identificazione, alla disidentificazione fino all’auspicabile identificazione con se stessi. Improvvisare la propria musica interiore si presta ad attività varie legate allo svelamento progressivo della propria musicalità intima ed originale.

La musica infatti offre la possibilità di esprimere molti, se non tutti, gli elementi di una persona, incarnandone, attraverso i suoi parametri e le sue molteplici integrazioni, le energie, le tendenze, i conflitti, le aspirazioni.

Risulta essere un dialogo interno continuo tra le varie parti di noi stessi, tra quello che è strutturato in un Io temporaneo e tutti quegli elementi inconsci che trovano espressione attraverso i ritmi, le linee e le figure melodiche, i movimenti e le pause, espressi spontaneamente.

Nel flusso improvvisativo in musica, questo continuo confronto e dialogo tra ciò che ci “muove” e la parte che organizza e dirige, è ben simboleggiato ed evocato dall’”essere musica”, e chiede una partecipazione duplice tra l’abbandono temporaneo del proprio controllo e la riorganizzazione di ciò che emerge. Quando questo processo è attivo avvengono quei contatti autentici che ci avvicinano a ciò che siamo in autenticità e semplicità.

    1. Musicoterapia e relazione con l’altro – TU 

L’incontro con l’altro, nel suo personale spazio e tempo di svolgimento, si presenta come una sorta di “partitura musicale”. Insieme, ma anche al di là del suonato, l’incontro può essere letta come uno svolgimento di una musica fatta di vari elementi: la parola, il movimento, la tonicità, le energie che si incontrano, si manifestano in varie sezioni e possono essere riconoscibili. Le attività spontanee agite sono loro stesse una musica fatta di colori, intensità, timbri, ritmi, melodie, pause e silenzi, ed evoca interiormente contenuti e sviluppi diversi ed unici.

Talvolta si può avvertire una certa consonanza nell’incontro e tutto si muove e si svolge in maniera armonica e gioiosa.

Altre volte si presentano forme dissonanti che suggeriscono possibili resistenze, tensioni, o semplicemente ricerca di sé e dell’altro, spazio nuovo informe ed ancora da esplorare e strutturare. Anche in questo caso è l’esperienza stessa, la manifestazione globale di tutte le energie messe in campo, che racconta e descrive la qualità della relazione stessa.

E’ vero che attraverso lo svolgersi di incontri ed improvvisazioni consonanti, possiamo riconoscere una certa incidenza di risposte positive ed armoniche; viceversa gli incontri dissonanti suggeriscono sentimenti legati ad una certa conflittualità. Ma come possiamo affermare questa lettura in maniera oggettiva e definitiva? Non risulta essere già una limitazione alla vera libertà? Pensiamo che sia importante, invece, offrire spazio alla relazione che si svolge ed affidarsi a ciò che emerge, convibrando e lasciando che entrambi i partecipanti entrino l’uno nei codici comunicativi dell’altro, conpartecipando al progetto unico che ci viene portato.

Idealmente, nella “musica dell’incontro”, quando questa risuona di momenti autentici, sia gli aspetti consonanti che quelli dissonanti tendono a trovarsi autonomamente il giusto spazio, portando nell’incontro una via di espressione ed una direzione tesa ad una risoluzione evolutiva. La musica (sempre nell’accezione ampia che gli vogliamo attribuire), non è di per sé separativa, ma in modo originario unisce, lega ed evoca.

Le esperienze pre-natali anche se differenti ed uniche, in questo senso offrono oggettivamente un contesto sonoro condiviso da tutti gli esseri umani, un’appartenenza universale. I suoni e le strutture ritmiche, melodiche, armoniche anche più complesse, provengono e derivano da un’evoluzione di suoni antichi comuni a tutti gli esseri umani.

La musica offre opportunità “alte” e “profonde” allo stesso tempo; crea ponti comunicativi e contesti riconoscibili al di là di qualsiasi condizione umana e manifesta frammenti di contatto basali anche in situazioni di maggior sofferenza e immobilismo (pensiamo al ritmo respiratorio e cardiaco). L’inafferrabilità dell’elemento sonoro-musicale e della sua organizzazione dei suoi parametri assomiglia all’inafferrabilità dell’essere umano nella sua interezza e non può che essere colta in quei frammenti di apertura ed allineamento che si possono delineare all’interno di un incontro autentico, nella ricerca di un contatto profondo di due esistenze.

In questo trovo che la psicosintesi sia il modello che maggiormente tende ad includere questi aspetti ampi dell’essere umano: una dimensione che armonizza dimensione analitica e sintetica, pragmatismo ed idealismo, interiorizzazione ed espressività, in quel percorso dinamico tra il conoscere, il possedere ed il trasformare se stessi in quello che siamo e vogliamo essere.

E’ l’incontro che suggerisce il percorso, ed il comune manifestarsi delle musiche dell’interiorità, in questo “abbraccio” autentico hanno la possibilità di muoversi verso una naturale evoluzione condivisa.

    1. Musicoterapia e relazione col contesto sociale – NOI

La terza dimensione dell’incontro è quella del NOI, del gruppo che si riunisce. La nostra esperienza nella loro conduzione ha toccato vari contesti: scuole (personale docente e classi), servizi socio-educativi e socio-sanitari (utenti e gruppi operativi), gruppi spontanei di crescita, gruppi di formazione, supervisione e aggiornamento. Per quanto si presentino con conformazioni e bisogni differenti, è possibile riscontrare analogie ed un filo conduttore riconoscibile sia nei percorsi, che nei processi che portano alla crescita di tutti i gruppi.

Ritorniamo così a cercare di far vivere anche sul livello gruppale i pre-requisiti espressi in precedenza, accettando tutti i passaggi del processo, utile alla creazione di una dimensione comune ed evolutiva.

In questo specifico caso, cerchiamo di portare noi stessi per primi una presenza aperta ed attenta alla centralità di pluralismo e riconoscimento reciproco. Come prima istanza, il bisogno primario della visibilità individuale all’interno del gruppo vive in tutti i contesti sopra citati. Musicalmente possiamo creare quella semplice analogia dell’orchestra, dove ciascuno strumento deve svolgere la parte che gli compete e contribuire in modo unico ed insostituibile al brano da suonare. Le diverse timbriche e sonorità necessitano di quel giusto spazio ed ascolto per contribuire alla buona riuscita del “concerto”. La richiesta implicita di spazio e visibilità si completa nella capacità e nella voglia di dare spazio e conferma alle altre “timbriche” e personalità, per poter poi avere la possibilità di essere-insieme e “suonare” con modalità positive e comuni verso l’obiettivo che ci lega e che lentamente si rivela all’interno del gruppo.

Il contesto sociale è il luogo dove possiamo provare a moltiplicare le nostre energie nel riconoscimento reciproco. Anche in questo caso, tornando alla metafora dell’orchestra, possiamo provare ad orientarsi verso una direzione comune, il direttore d’orchestra, che cerca di garantire la giusta espressione ed energia ai suoni che si armonizzano insieme, stimolando e facilitando una personale interpretazione e richiedendo insieme una buona fedeltà alla partitura originaria. Riconoscimento reciproco, orientamento comune, libertà e fedeltà a sè e agli altri, tenuta insieme da quell’apertura sul mondo tutto che risulta essere dimensione successiva ed originaria dell’incontro autentico.

    1. Musicoterapia e relazione col mondo 

Quest’ultima e più ampia dimensione dell’incontro autentico si basa principalmente su due punti reciproci e complementari: il mondo nel quale vivo, mi muovo ed opero, modella la mia persona; contemporaneamente la mia personale visione del mondo modella me, chi mi sta intorno ed il mondo stesso in cui vivo.

Crediamo così in un inseparabile legame tra noi e il mondo, sia questo “il piccolo mondo”, cioè quello rappresentato dagli spazi, luoghi e persone più vicine (quartiere, città, territorio), sia questo “il grande mondo”, e cioè la dimensione planetaria. In qualità di musicoterapisti siamo anche “persone che ascoltano”, e sentiamo la responsabilità primaria di operare all’interno del nostro “piccolo mondo” (il nostro territorio, la nostra comunità), offrendo il nostro contributo specifico di “ambasciatori dell’ascolto”. Questo stimolo costruttivo feconderà di conseguenza il “grande mondo” (il pianeta) nella sua evoluzione.

Nella pratica quotidiana tentiamo di calarci su tre grandi contenitori:

La musicoterapia; il nostro rapporto diretto con le persone che richiedono sostegno.

L’insegnamento e la formazione; l’attenzione legata al sostegno interprofessionale, alla divulgazione, alla supervisione ed alla creazione di uno scambio ed un passaggio di competenze e modalità relazionali.

Le attività culturali e di stimolo alla salute; l’ideazione di spazi volti allo stimolo delle risorse interne per vivere  una vita orientata alla salute globale.